UN ODIO INESTINGUIBILE. PRIMAVERA 1944: PARTIGIANI E FASCISTI TRA UMBRIA E LAZIO
UN ODIO INESTINGUIBILE. PRIMAVERA 1944: PARTIGIANI E FASCISTI TRA UMBRIA E LAZIO
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Tra la fine di marzo e i primi di aprile del 1944 alcuni battaglioni della Wehrmacht e delle SS Polizei effettuarono una feroce rappresaglia contro la brigata partigiana «Gramsci» che controllava una vasta zona dell’Appennino compresa tra le province di Terni e di Rieti. Dopo una decina di giorni squadre superstiti di partigiani soppressero fascisti o presunte spie. Quale fu la vera ragione di queste uccisioni? E perché la morte di un povero vecchio, ammazzato dai tedeschi durante un pattugliamento, fu fatta passare per la barbara esecuzione di un partigiano per mano di «criminali fascisti»? Quale fu il criterio di giudizio adottato dai magistrati che nel dopoguerra indagarono sugli omicidi? I partigiani preferirono non parlare nelle loro memorie di queste uccisioni addebitabili, secondo alcuni storici, agli slavi della brigata in quanto «capaci di uccidere in ogni occasione a sangue freddo». Ma dalle carte esaminate dall’autore è emersa una realtà diversa.
