GIUSEPPE IL NUTRITORE
GIUSEPPE IL NUTRITORE
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Allontanato dalla Corte egizia in seguito all'ingiusta accusa della moglie di Potifar, Giuseppe ha ben presto modo di riscattarsi grazie alla sua intelligente saggezza. La capacità di interpretare i sogni di cui è dotato gli dà modo di mettersi in luce agli occhi di Faraone che lo chiama presso di sé perché gli riveli il mistero del celebre sogno delle vacche grasse e delle vacche magre. L'esatta previsione gli guadagnerà incarichi di fiducia e prestigio a Corte. L'ampia narrazione si chiude sulla riunione di tutti i fratelli di Giuseppe in Egitto e sulla morte del vecchio padre Giacobbe. Più che nei tre precedenti romanzi, in Giuseppe il nutritore (che conclude la tetralogia "Giuseppe e i suoi fratelli") l'autore si attiene fedelmente al racconto biblico, scostandosi a tratti solo nell'intento di rendere più vivace la narrazione. Scritto negli USA negli ultimi anni della presidenza di F.D. Roosevelt, questo libro risente degli influssi della politica rooseveltiana. Il liberalismo progressista e l'antifascismo dichiarato dello statista non potevano non fare presa sullo scrittore tedesco in esilio, che li ha trasferiti nelle pagine del suo romanzo incarnandoli nella figura di Giuspeppe, l'eroe ebreo e universale a un tempo, tratto dalla penombra del mito a rapprasentare emblematicamente gli eterni valori dello spirito umano.
